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Depositi IVA – Le nuove regole dal 1° aprile 2017

Con circ. prot. N. 38945/R.U. del 30 marzo 2017 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha illustrato le novità introdotte in tema di depositi IVA come risultanti dalle modifiche apportate alla loro disciplina fiscale dal decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili”, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225.

I depositi IVA furono introdotti all’art. 50 bis del decreto legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito dalla legge 29 ottobre 1993 n. 427. L’intento, tra gli altri, era stato quello di superare la discrasia di trattamento tra merci di provenienza terza che potevano usufruire del deposito doganale rispetto a beni di provenienza comunitaria che non disponevano di alcun regime sospensivo.

In particolare, come precisa la nota citata, “l’art. 4, comma 7, del suddetto D.L. 193/2016 ha emendato l’art. 50 bis, D.L. n.331/93 intervenendo:

  • con modifiche al comma 4, lett. c), al fine di consentire l’utilizzo del deposito IVA anche per “le cessioni di beni eseguite mediante introduzione in un deposito IVA”;
  • con la soppressione della lett. d) del medesimo comma 4, tenuto conto dell’ampliamento dell’ambito oggettivo delle operazioni effettuabili mediante utilizzo di un deposito IVA;
  • con l’integrale sostituzione del comma 6, che dispone ora rilevanti novità per ciò che concerne l’estrazione dei beni da un deposito IVA, demandando, tra l’altro, ad un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze l’individuazione dei contenuti, delle modalità e dei casi nei quali è dovuta la prestazione di idonea garanzia da parte del soggetto che procede all’estrazione dei beni in questione.

Le modifiche introdotte dall’ art. 4, comma 7, D.L. n.193/2016 si applicano a decorrere dal 1° aprile 2017.

A completamento delle disposizioni suddette è intervenuto il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 23 febbraio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 64 del 17 marzo 2017, recante disposizioni in materia di “Estrazione dei beni introdotti in deposito IVA ai sensi dell’articolo 50-bis, comma 6, del decreto legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, come modificato dall’articolo 4, comma 7, del decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193”.

Vediamo dunque quali sono le principali novità del dispositivo in esame così come riportate nella circolare dell’Agenzia.

  1. Non solo le cessioni intra UE e quelle elencate nella Tabella A-bis allegata al D.L. 331/93 possono essere effettuate senza addebito di imposta, ma tutte le cessioni di beni eseguite mediante introduzione in deposito IVA.
  2. L’estrazione dei beni da un deposito IVA, ai fini della loro utilizzazione o commercializzazione nello Stato (pertanto, non TUTTE le operazioni di estrazione, come si preciserà ulteriormente nel prosieguo, n.d.r.) comporta il pagamento dell’imposta.
  3. Per l’estrazione dei beni introdotti nel deposito IVA ai sensi dell’art. 50 bis, comma 4, lettera b) (nota 1)[1], del D.L. 331/93 l’imposta è dovuta dal soggetto che procede all’estrazione a norma dell’art. 17, secondo comma, del D.P.R. 633/1972 (c.d. inversione contabile o reverse charge), previa prestazione di idonea garanzia, con i contenuti, secondo le modalità e nei casi definiti con il citato decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 23 febbraio 2017.
  4. Nei restanti casi di cui al comma 4 suddetto, l’imposta è dovuta dal soggetto che procede all’estrazione ed è versata in nome e per conto di tale soggetto dal gestore del deposito, che ne è solidalmente responsabile. Il versamento deve essere eseguito con Modello F24, ai sensi dell’art. 17 del D. Lgs. 241/97, entro il termine di cui all’art. 18 dello stesso D. Lgs. riferito al mese successivo alla data di estrazione. Si noti con attenzione che è tuttavia esclusa la compensazione ivi prevista. Il soggetto che procede all’estrazione annota, nel registro di cui all’art. 25 del D.P.R. 633/72, una fattura emessa ai sensi dell’art. 17, secondo comma, del medesimo decreto ed i dati della ricevuta del versamento effettuato dal gestore del deposito;
  5. È effettuata senza pagamento dell’imposta l’estrazione da parte di soggetti che si avvalgono della facoltà di cui alla lettera c) del primo comma e al secondo comma dell’art. 8 del D.P.R. 633/1972. In tal caso, la dichiarazione d’intento prevista dall’art. 1, comma 1, lettera c), del decreto legge 29 dicembre 1983, n. 746, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1984, n. 17, deve essere trasmessa telematicamente all’Agenzia delle entrate, che rilascia apposita ricevuta telematica(nota 2)[2].
  6. Per i beni introdotti in un deposito IVA in forza di un acquisto intracomunitario, invece, il soggetto che procede all’estrazione assolve l’imposta provvedendo all’integrazione della relativa fattura (con l’indicazione dei servizi eventualmente resi e dell’imposta), nonché all’annotazione della variazione in aumento nel registro di cui all’art. 23 del citato D.P.R. n. 633/1972, entro quindici giorni dall’estrazione e con riferimento alla relativa data; la variazione deve, altresì, essere annotata nel registro di cui all’art. 25 del medesimo decreto entro il mese successivo a quello dell’estrazione.

Con riguardo al punto c) di cui sopra, la Circolare del 30 marzo dell’Agenzia Dogane fornisce chiarimenti in ordine a contenuti, modalità e casi di prestazione della garanzia prevista dal comma 6 dell’art. 50 bis D.L. 331/93 per l’estrazione dei beni introdotti nel deposito IVA ai sensi del comma 4, lettera b).

A proposito dei requisiti soggettivi per gli operatori che possano vantare la necessaria affidabilità per poter procedere all’estrazione dal deposito IVA attraverso l’assolvimento dell’imposta con inversione contabile ma senza necessità di prestare garanzia, questi consistono in:

  1. a) presentazione della dichiarazione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, se obbligato, nei tre periodi d’imposta antecedenti l’operazione di estrazione[3] (nota 3);
  2. b) esecuzione dei versamenti, se dovuti, relativi all’imposta sul valore aggiunto dovuta in base alle ultime tre dichiarazioni annuali presentate alla data dell’operazione di estrazione[4] (nota 4);
  3. c) assenza di avviso di rettifica o di accertamento definitivo per il quale non è stato eseguito il pagamento delle somme dovute, per violazioni relative all’emissione o all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, notificati nel periodo d’imposta in corso ovvero nei tre antecedenti l’operazione di estrazione;
  4. d) assenza della formale conoscenza dell’inizio di procedimenti penali o di condanne o di applicazione della pena su richiesta delle parti, a norma dell’art. 444 del codice di procedura penale, a carico del legale rappresentante o del titolare della ditta individuale, per uno dei delitti previsti dagli artt. 2, 3, 5, 8, 10, 10-ter, 10-quater e 11 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, e dall’art. 216 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.

In assenza dei requisiti di cui sopra, l’operatore economico che estrae i beni dal deposito fiscale IVA dovrà prestare la necessaria copertura fideiussoria a favore del competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, per l’importo corrispondente all’imposta dovuta e di durata non inferiore a sei mesi dalla data di estrazione. Al gestore del deposito va consegnata copia della garanzia.

Per quanto concerne i “modelli” di garanzia, con Provvedimento 28 marzo 2017 del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, ne sono stati approvati due: il primo è relativo alla costituzione di un deposito vincolato in titoli di Stato o garantiti dallo Stato presso un intermediario o una banca; il secondo consiste nel rilascio di una polizza fideiussoria o di una fideiussione bancaria. Entrambi i modelli vanno consegnati alla Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate competente in base al domicilio fiscale del “richiedente”, cioè del soggetto che intende estrarre i beni in questione dal deposito IVA.

L’attestazione di possesso dei requisiti di affidabilità va fornita mediante autocertificazione nella forma di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà resa ai sensi dell’art. 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (anche di tale dichiarazione è stato fornito il relativo modello), e andrà consegnata al gestore del deposito all’atto della prima estrazione effettuata ed è valida per l’intero anno solare di presentazione. Il gestore del deposito deve rilasciare al soggetto che estrae i beni dal magazzino IVA giusta ricevuta di ricezione e, entro 30 giorni dalla consegna, ne trasmette copia, tramite posta elettronica certificata (PEC), alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle entrate, territorialmente competente in base al proprio domicilio fiscale (o alla Direzione provinciale di Trento o Bolzano ove ricorra il caso).

Per quanto concerne le ipotesi di esclusione assoluta dall’obbligo di prestazione della garanzia, queste sono richiamate all’art. 4, che individua i requisiti soggettivi che l’operatore che procede all’estrazione deve possedere:

  • il soggetto che procede all’estrazione dei beni dal deposito IVA coincide con quello che ha dichiarato le merci per l’immissione in libera pratica con contestuale introduzione degli stessi nel deposito IVA, oppure,
  • il soggetto che procede all’estrazione dei beni dal deposito IVA è un soggetto autorizzato ai sensi degli articoli 38 e seguenti del regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 ottobre 2013 (Operatore Economico Autorizzato – AEO), oppure
  • il soggetto che procede all’estrazione è esonerato ai sensi dell’art. 90 del TULD – Testo Unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43 (TULD).

Questi casi di esclusione dall’obbligo di diritto dal prestare garanzia sono motivati dall’autonoma garanzia prestata all’atto dell’immissione in libera pratica come previsto all’art. 50 bis, comma 4, lettera b) del D.L. 331/1993.

Infine, la circolare del 30 marzo scorso precisa che le operazioni di immissione in libera pratica di beni non comunitari destinati ad essere introdotti in un deposito IVA continuano ad essere effettuate senza pagamento dell’imposta, previa prestazione di idonea garanzia ad essa commisurata; anche in questa ipotesi, comunque, la prestazione della garanzia non è dovuta per i soggetti autorizzati AEO e per quelli esonerati ai sensi dell’ articolo 90 del TULD. Inoltre, si fa notare l’aumentata responsabilità del gestore del deposito IVA, già in precedenza solidalmente responsabile con il soggetto passivo della mancata o irregolare applicazione dell’imposta relativa all’estrazione, qualora non fossero risultate osservate le prescrizioni all’uopo stabilite, ed oggi ulteriormente passibile di ritiro delle autorizzazioni e abilitazioni da questi possedute.

Può essere utile precisare che nulla è stato innovato per i beni estratti dal deposito IVA a fronte di cessione all’esportazione o a fronte di vendita ad altro soggetto passivo d’imposta residente in altro Paese UE (rispettivamente, lettere f) e g) del comma 4 dell’art. 50 bis D.L. 331/93).

 

Documenti disponibili per abbonati Premium Plus

  • Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, 30 marzo 2017
  • Modello per intermediari/banche per la costituzione di deposito vincolato in titoli di stato o garantiti dallo stato per l’estrazione da deposito IVA
  • Modello per società/banche per il rilascio di polizza fideiussoria o fideiussione bancaria per l’estrazione di beni da deposito IVA
  • Modello di dichiarazione sostitutiva attestante la sussistenza dei requisiti di affidabilità di cui all’art. 2 comma 1 del D.M. 23 febbraio 2017

Note:

[1] Si tratta dei beni di provenienza terza, dunque non unionali, immessi in libera pratica con dichiarazione di importazione in dogana.

[2] Con Provvedimento del 2 dicembre 2016 del Direttore dell’Agenzia delle Entrate è stato approvato il nuovo modello di dichiarazione d’intento da utilizzarsi per le operazioni effettuate a partire dal 1° marzo 2017. Vedasi la Risoluzione della stessa Agenzia n. 35/E del 20.03.2017.

[3] Per le aziende attive da meno di 3 anni, le c.d. “start up”, il successivo comma 3 stabilisce che i requisiti di cui alle lettere a), b) e c) devono sussistere con riferimento a periodi, anche inferiori al triennio, intercorsi successivamente alla data della loro costituzione.

[4] Il comma 2 precisa che i versamenti si considerano altresì eseguiti nelle ipotesi di effettuazione del versamento, anche in forma rateale, delle somme dovute a seguito della ricezione della comunicazione prevista dall’art. 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, ovvero nelle ipotesi di tempestivo pagamento, anche in forma rateale, a seguito di notifica di cartella di pagamento delle medesime somme iscritte nei ruoli.

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Di | 2017-06-28T12:45:04+00:00 maggio 10th, 2017|Dogane, Fiscalità|0 Commenti